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Archive for: November 2017

Month: November 2017

As usual I announce my anime picks one month before the end of the previous season. Also as usual other shows can be included based on fans and Yuri Council members’ reactions. My coverage of shows can change based on … Continue reading

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Some of you may know, I’m taking a digital photography class at my college. As one of the assignments, we had to create some art collages, so I thought I would share them with you all!

These won’t be going on my gallery, however, because some of the images contain stock photos, and not of my own taking. Only my original art is allowed on my gallery page, it keeps me feeling genuine.

All of them, of course, have something I have done, whether it be a picture or piece of artwork.

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Cari amici e care amiche del Crystal Lily, siamo arrivati al penultimo appuntamento di questa edizione della nostra rubrica targata 2017. Soltanto quattro settimane (con altrettanti episodi) ci separano infatti dalla fine della stagione autunnale, che manderà definitivamente agli archivi un’altra annata decisamente movimentata e piena di soddisfazioni per quanto riguarda lo yuri e il mondo degli anime al femminile in generale. E come d’obbligo dunque, prima che gli anime entrino nella loro fase conclusiva, ci fermiamo un attimo per fare un nuovo punto della situazione di modo da valutare quanto fatto da essi fin qui, ma soprattutto cosa possiamo attenderci da questo ultimo scorcio di stagione.

Bilancio anime in corso

Yuuki Yuuna wa Yuusha de Aru: Washio Sumi no Shou – Voto: 8,5. Come ho più volte ammesso non sono un grandissimo fan dei prequel, poiché a mio modo di vedere il fatto che si sappia già come si concluderà la storia non solo obbliga gli autori a dare vita ad un’opera che per larghi tratti è già incanalata, ma spesso e volentieri finisce anche per togliere allo spettatore quel certo pathos che si può provare solo quando ci si trova di fronte a degli eventi dall’esito incerto. Eppure Washio Sumi’s Chapter riesce nell’impresa di emozionarci come non mai e lo fa sfruttando in modo divino l’unica vera arma a sua disposizione: i personaggi. Nell’arco di soli sei episodi quest’anime è riuscito infatti a farci innamorare delle sue protagoniste, per poi colpirci al cuore nel modo più crudele possibile. Vi giuro che ho provato in tutti i modi a non affezionarmi a Sumi, Sonocchi e Gin, ben sapendo quello che le avrebbe attese, ma alla fine sono stato costretto a cedere: troppo bella la loro amicizia, troppo divertenti le loro interazioni e soprattutto troppo, troppo dolci i loro caratteri. E’ davvero impossibile non arrivare ad adorare queste ragazze e allo stesso tempo farci trovare pronti nel momento in cui prende vita il loro tragico e ineluttabile destino. Una sorte che arriva fulminea, forse anche nel momento più inatteso, e che ci colpisce con una violenza inaudita, un autentico pugno allo stomaco che ci ha lasciato senza fiato e di fronte al quale abbiamo realizzato immediatamente che non avremmo mai potuto essere preparati.

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Si, perché anche se avevamo messo in conto la tragedia mai avremmo potuto immaginare che quest’anime avrebbe dato vita ad alcune delle scene più brutali nella storia dei mahou shoujo, E se si considerano da un lato la giovanissima età delle protagoniste, dall’altro il contrasto generato dalla spensieratezza delle loro scene di vita quotidiana, questa cosa lascia ancora più sbigottiti. Dopo la prima serie avevo accusato quest’anime di essere un poser, uno show che faceva soltanto finta di essere dark per poi ritirare la mano al momento più opportuno. Ebbene, Washio Sumi’s Chapter mi ha smentito totalmente, dimostrando che Yuuki Yuuna wa Yuusha de Aru ha tutte le carte in regola per essere considerato a pieno titolo un esponente del genere inaugurato nel 2011 da Madoka Magica. Non solo, ma questo sequel ha anche dato un senso a molte delle vicende viste nella prima stagione, che ora ci appaiono sotto una luce totalmente diversa, oltre ad aver fatto chiarezza su alcuni elementi che non ci avevano convinto appieno, su tutti la presenza del fairy system. Quest’ultimo in particolare ci era sembrato un semplice escamotage introdotto allo scopo di giustificare la plot armor delle protagoniste, ma ora che sappiamo quali sono state le vicende pregresse che hanno portato alla nascita dell’attuale sistema di protezione di cui sono dotate Yuuna e le sue compagne possiamo affermare tranquillamente che non è così. Spero davvero che tutto quello che abbiamo visto di positivo in Washio Sumi no Shou possa essere messo a buon frutto in Yuusha no Shou, il sequel che sta iniziando proprio in questi giorni.

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Personalmente non mi aspetto che la nuova stagione raggiunga le punte di drammaticità viste in quest’anime, anche perchè sappiamo bene che rispetto ad un prequel i personaggi (per ovvi motivi) sono più difficilmente “spendibili”, tuttavia il “credito di credibilità” che gli autori si sono costruiti con Washio Sumi’s Chapter è tale da giustificare ampiamente qualche concessione alla storia, senza che queste rischino di andare ad intaccare quell’alone di eroismo che permea le vicende di quest’anime. E’ difficile parlare di yuri di fronte alle vicende di Washio Sumi’s Chapter, che pone davanti a tutto la bellissima amicizia a tre fra Tougo, Gin e Sonocchi. Personalmente preferisco attendere l’inizio della serie originale (che in questi giorni sto riguardando per rivivere le vicende dello show in ordine cronologico) così da shippare Yuuna e Tougo e utilizzare invece le vicende del prequel per scoprire il background di quest’ultima, conoscere la sua io del passato e rivivere con lei il legame con le sue amiche d’infanzia. Sicuramente è un viaggio che vi farà affezionare ulteriormente sia a Tougo, sia al personaggio che nella nuova stagione arriverà (o meglio tornerà) ad affiancare le nostre eroine nella loro battaglia conclusiva contro i Vertex.

Love Live! Sunshine!! – Episodi 5-8 – Voto: 6,5. La seconda serie di Love Live! Sunshine!! continua a non convincermi appieno, un sentimento che è condiviso da una buona fetta delle community, che in questo periodo è piuttosto divisa nel valutare le vicende che si sono concretizzate in questa fase centrale di stagione. Qualcuno applaude infatti alla scelta degli autori di spezzare il sogno delle Aqours di salvare la loro scuola lasciandole così con il solo obbiettivo del Love Live!, la cui vittoria a questo punto assumerebbe solo ed esclusivamente un valore dal punto di vista morale, visto che comunque andrà a finire, le sorti della Uranohoshi, a meno di clamorosi colpi di scena, sembrerebbero essere già segnate. Con questa decisione si va a concretizzare il definitivo distacco delle Aqours dalle µ’s, e viene ribadito in modo chiaro e netto la contrapposizione fra quello che vuole essere rappresentato come un gruppo di ragazze normali, e sotto sotto anche un po’ perdenti, rispetto ad un gruppo di protagoniste vincenti ed infallibili, ma forse per questo anche meno umane e credibili. E giusto per avere un metro di paragone basta vedere le differenze tra le due leader, Honoka e Chika: mentre la prima era di fatto una via di mezzo tra una school idol e una figura mitologica dotata di poteri paranormali (tra i quali annotiamo la capacità di cambiare il tempo atmosferico a suo piacimento o di viaggiare nel tempo incontrando la sé stessa del futuro), la seconda rischia quasi di finire all’ospedale nel tentativo di imparare un backflip e ha bisogno del supporto costante delle sue due migliori amiche per superare le sue continue incertezze.

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Una scelta nel segno della discontinuità dunque, e per questo sulla carta corretta, ma che lascia un bel po’ di dubbi sulla sua esecuzione. Tanto per cominciare infatti, molti fan, me incluso, hanno storto un po’ il naso di fronte alla scena del mancato raggiungimento della quota di applicazioni necessarie a salvare la scuola, che sotto molti aspetti è apparsa come una forzatura bella e buona. Partiamo dal presupposto che già l’idea di partenza è sballata: veramente volete farmi credere che basta una buona prestazione al Love Live! (per quanto amato e popolare) per convincere una marea di adolescenti a trasferirsi in una scuola (e dunque in una città) situata, perdonatemi il termine, in culo ai lupi? Questa cosa poteva avere una certa fondatezza nella serie originale, che era ambientata a Tokyo, ma non certo nello sperduto, per quanto bellissimo, villaggio di pescatori dove vivono le Aqours. Giusto dunque che sia andata a finire come ben sappiamo, ma sbagliatissimo il modo in cui è stato inscenato il tutto con il ridicolo countdown fino alle 5 del mattino e soprattutto col raggiungimento di 98 applicazioni, che dava chiaramente ad intendere che sarebbero bastati 5 minuti in più per raggiungere la fatidica quota. Anzi, vi dirò di più e arrivati a quel punto vi chiedo di spiegarmi che differenza c’era fra 98 e 100. Esatto: nessuna! Capite che così facendo il fallimento di Chika e compagne finisce per non apparire più come la più logica delle conseguenze bensì come una scelta dovuta esclusivamente ad esigenze di trama, che per questo si deve concretizzare a priori visto che “E’ così che deve andare e punto!”.

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Sapete benissimo che sono da sempre molto critico nei confronti del dramma forzato, reputandolo uno degli elementi più odiosi e innaturali all’interno di una storia e su questa cosa non sono disposto a fare sconti a nessuno, nemmeno ad un anime che si chiama Love Live! Eppure sarebbe bastato così poco per dare un senso di naturalezza al tutto: sarebbe stato infatti sufficiente non far avvicinare nemmeno lontanamente le Aqours al loro obbiettivo, invece come già accaduto più volte si è voluto strafare, con il risultato di ottenere l’effetto opposto a quello che ci si era prefissati. L’altro aspetto su cui gli autori devono iniziare a fare molta attenzione è quello legato alla gestione dei singoli personaggi. Il tentativo di far apparire le Aqours più umane rispetto alle µ’s , dipingendole come delle comunissime ragazze che cercano di perseguire il loro obbiettivo a dispetto dei loro tanti difetti è una scelta ampiamente condivisibile ma non deve finire per dare vita a delle caricature. E’ giusto puntare sulla simpatia dei personaggi e dare spazio ad un minimo di comicità (elementi che da sempre costituiscono un punto di forza di questa serie) ma da qui a rischiare di scadere nel ridicolo il passo può essere molto breve. E sarebbe un errore davvero imperdonabile, in grado perfino di vanificare tutto quanto di buono si è fatto fin qui. Per fortuna che adesso ci siamo presi una piccola pausa di riflessione con il viaggio delle nostre beniamine nell’Hokkaido, in visita di cortesia alle amiche-rivali Saint Snow, che ci consente da un lato di prendere un bel respiro profondo prima di gettarci nell’attesissimo finale e dall’altro di tornare a goderci un bel po’ di quegli elementi che da sempre ci fanno amare alla follia quest’opera. Sto parlando ovviamente dello spirito di amicizia e dell’importanza dei legami personali che, uniti alla passione per tutto quello che rappresenta essere una idol, spingono le protagoniste a gettare ogni volta il cuore oltre gli ostacoli.

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Capitolo yuri: anche sotto questo punto di vista Love Live! Sunshine!! ha seguito un percorso totalmente diverso rispetto al suo predecessore. A differenza di Love Live! School Idol Project!, che aspettò il film conclusivo prima di fare qualche evidente concessione allo yuri, questo sequel era partito forte nella prima stagione focalizzandosi molto sui rapporti di coppia e dando vita ad almeno un paio di pairing molto ben definiti. Nella seconda stagione invece sembra che si sia voluto puntare maggiormente sullo spirito di gruppo e sui trii di amicizie, esattamente come era avvenuto nell’anime originale. Ed ecco dunque che You e Dia riprendono il loro posto “quasi alla pari” tra Chika e Riko e Mari e Kanan, mentre le ragazze del primo anno non hanno mai dato l’impressione di poter dare vita a dei pairing tra loro. Curiosamente dunque, l’elemento di maggior spicco di questa stagione si conferma essere il siscon, su cui ammetto che non mi sarei mai aspettato che gli autori decidessero di spingere così tanto, sebbene siano bravi a gestirlo in modo perfettamente innocente, di modo da non rischiare mai di poter dare adito a situazioni troppo compromettenti facendolo sempre rientrare in quello che i non-yuristi possono considerare un “semplice rapporto d’affetto” tra sorelle, anche se tutti noi sappiamo benissimo che le cose stanno diversamente! E nell’ultimo episodio, per la gioia del sottoscritto, oltre a deliziarci con un nuovo momento dal sapore profondamente sentimentale tra Ruby e Dia, hanno deciso di raddoppiare mettendo sotto la lente d’ingrandimento anche il legame che unisce Leah, la più giovane delle Saint Snow, alla sua sorella maggiore Sarah.

Konohana Kitan – Episodi 5-8 – Voto: 10, ma solo perché non è possibile salire ulteriormente! C’è poco da fare, quest’anime ha letteralmente conquistato il cuore di tutti gli appassionati per via delle bellissime storie che ogni settimana ci vengono narrate attraverso gli occhi di queste adorabili kitsune, storie sempre cariche di sentimenti e in grado di sorprenderci ogni volta con la loro originalità. Quello del Konohana, luogo di crocevia fra il mondo degli uomini e il regno degli spiriti, è un mondo fantastico ed imprevedibile, dove tutto può accadere e nel quale è estremamente facile rifugiarsi per lasciarsi trasportare dalle sue atmosfere da sogno. I personaggi, splendidamente guidati da quella che probabilmente è una delle protagoniste più dolci ed amabili di sempre, Yuzu, svolgono tutti un lavoro egregio nell’accompagnarci lungo questo viaggio a metà realtà e fantasia, pieno di creature fantastiche ma anche di personaggi profondamente umani che si mescolano tra loro con totale naturalezza, dando così vita ad un universo incredibilmente affascinante e sempre pronto a meravigliarci con qualcosa di nuovo. Spero davvero con tutto il cuore che Konohana Kitan possa ricevere il riconoscimento che si merita e soprattutto essere premiata dal pubblico a fine stagione poiché si tratta veramente di una gemma di rara bellezza.

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La nostra soddisfazione per l’ottimo risultato sul piano qualitativo di Konohana Kitan aumenta poi inevitabilmente per il fatto che si tratta di uno show dai forti contenuti yuri, sebbene vada specificato che non si tratta di un anime focalizzato esclusivamente su tale elemento. I momenti dedicati ai rapporti fra le protagoniste (e alle loro vicende personali) si alternano infatti ad altri spezzoni incentrati sulle vicende dei personaggi esterni, che si alternano nei vari episodi in qualità di ospiti del Konohana Kitan interagendo in vario modo con le protagoniste. In questo quadro così dinamico e variabile la parte del leone fino ad oggi l’hanno fatta sicuramente Ren e Natsume, che si sono ritagliate il ruolo di coppia principale di Konohana Kitan dando vita ai momenti di natura sentimentale più espliciti di tutto l’anime. Rispetto ai primi episodi invece abbiamo un po’ perso per strada Satsuki e Yuzu ma si tratta di una conseguenza inevitabile dovuta al ruolo ricoperto da quest’ultima, che essendo un po’ il centro gravitazionale attorno a cui ruotano tutte le storie e i vari personaggi, non può essere dedicata esclusivamente ad un singolo elemento come avviene invece nel caso di Ren e Natsume.

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Va detto comunque che il legame privilegiato che Satsuki vanta nei confronti di Yuzu balza sempre e comunque all’occhio e in ben più di occasione è stato possibile scorgerlo fra le righe, sebbene il picco più alto tra le due dal punto di vista romantico rimanga ancora quello visto nelle fasi iniziali dell’anime. La mia speranza è che da qua alla fine si trovi il tempo di dedicare alle due ragazze almeno un altro un momento tutto per loro, di modo da rinsaldare ulteriormente la loro unione, cosa che auspico anche per la “strana coppia”, ovvero Kiri e Sakura. Non vi nascondo peraltro che sono piuttosto curioso di scoprire cosa si cela dietro al legame fra le due, anche perchè rispetto a tutte le altre protagoniste non è stato ancora rivelato nulla del loro passato, men che meno le loro storie personali, una lacuna che sono convinto verrà colmata in uno di questi ultimi episodi.

Urahara – Episodi 5-8 – Voto: 6, ma rispetto a un mese fa ha un valore differente. Se nel mio precedente editoriale si trattava più che altro di un voto politico, dato quasi sulla fiducia, arrivati a questo punto della stagione possiamo infatti assegnare tranquillamente ad Urahara una sufficienza piena, frutto del buon lavoro fatto nella fase centrale di stagione. Le protagoniste sono state finalmente caratterizzate un pochino e adesso hanno una loro dimensione ben precisa e dei tratti personali in grado di spiccare un minimo. Certo, non stiamo parlando sicuramente di personaggi destinati a lasciare il segno, tuttavia se si considera quella sensazione di totale bidimensionalità che ci avevano trasmesso nei primi episodi si può tranquillamente affermare che sotto questo aspetto siano stati fatti non pochi progressi. Lo stesso discorso può essere fatto per la trama che non solo sembra aver preso una direzione logica ma addirittura, dalla seconda metà di stagione in poi, ha eseguito una svolta di centoottanta gradi ribaltando le sue atmosfere soft e quasi infantili per assestarsi su toni apparentemente più drammatici.

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Ovviamente è ancora presto per parlare di “svolta dark”, anche perché ribadisco che questo show non mi dà l’impressione di voler puntare particolarmente in alto e di conseguenza, più che una scelta dettata da chissà quali ambizioni, la mia sensazione è che si tratti semplicemente di un modo per dare un minimo di tono all’intera vicenda. Certo, mai dire mai, ma è fuori discussione che sarei molto sorpreso se Urahara non si dovesse rivelare il classico anime dal lieto fine scolastico. I problemi di quest’opera peraltro non sono stati tutti risolti: le animazioni continuano a lasciare piuttosto a desiderare così come il ritmo degli episodi, che ultimamente hanno dato la sensazione di essere fin troppo lenti con alcuni dialoghi ripetuti fino allo spasmo. I suoi punti di forza rimangono invece la veste grafica accattivante, grazie all’uso sempre strabiliante dei colori, e la sua dolcezza di fondo. Gli ultimi episodi ci diranno dunque se Urahara si rivelerà veramente la gemma nascosta della stagione oppure se lo potremo archiviare senza troppi rimpianti. L’unica certezza per ora sembra essere il suo inserimento nella categoria degli Anime a Cast Interamente Femminile visto che, come già anticipato il mese scorso, il rapporto fra le tre protagoniste è stato sviluppato esclusivamente sotto forma di un’ affettuosa, ma comunque semplice, amicizia.

Two Car – Episodi 5-8 – Voto: 5. Stessa formula della prima parte di stagione per Two Car, che prosegue imperterrito nella sua carrellata dedicata alle protagoniste, con dei mini-archi narrativi dedicati di volta in volta ad una delle coppie che costituiscono il cast di questo show, il tutto con risultati altalenanti che finiscono per renderlo sempre meno convincente. Tralasciando la questione della formula episodica, su cui ormai conoscete bene il mio pensiero, le gag ripetute praticamente all’infinito e la qualità non sempre eccellente dei singoli episodi, il problema principale è che ci troviamo di fronte all’ennesimo anime che sembra essere più che altro un’introduzione a quella che dovrebbe essere la serie vera e propria. Sì, perché (a meno di non avere a disposizione 50 episodi) o la costruzione dei personaggi si porta avanti di pari passo con tutti gli altri elementi dello show oppure quando arriva il momento di andare al dunque si scopre che siamo arrivati all’ultima puntata senza aver concluso praticamente nulla.

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Arrivati a questo punto della stagione ho già capito dove si andrà a parare con Two Car: dieci episodi introduttivi e trama principale risolta frettolosamente negli ultimi due episodi. Ne abbiamo già avuti di esempi simili in passato (cito un nome a caso: Ange Vierge) con i risultati che tutti quanti conosciamo bene. Opere come Two Car sono purtroppo l’esempio di come i palinsesti stagionali siano ormai infarciti di show tappabuchi, gestiti senza idee e con il solo obbiettivo di tirare a campare per 12 episodi facendo giusto il compitino per poi voltare immediatamente pagina così da dimenticarsene in fretta. Uno spreco di soldi, risorse ed energie che mi lascia basito, specialmente sapendo le difficoltà alle quali sta facendo fronte l’industria dell’animazione, che lamenta ormai da tempo carenza di manodopera nonchè ritmi lavorativi estenuanti per le troppe serie che vengono commissionate ad ogni stagione. Ecco, magari se si iniziasse a togliere di mezzo certa spazzatura, e a badare più alla qualità degli anime che non alla quantità sicuramente ne beneficerebbero tutti. Ma anche questo discorso ormai è trito e ritrito e pertanto a questo punto facciano come vogliono e continuino pure a propinarci certi flop come questo Two Car… contenti loro!

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Dopo l’inutilissimo arco narrativo dedicato alle gemelle dell’equipaggio Single Duet (davvero c’era bisogno di replicare lo stesso tipo di storia già portato avanti con le protagoniste principali?!) l’episodio che vede come protagoniste le due commentatrici delle gare (già perché ricordiamo che in teoria Two Car è un anime che parla di corse di sidecar) la situazione tra coppie yuri vs coppie di ebeti è fissata al momento sul punteggio provvisorio di 4-2 per le prime, con una predominanza quantificabile in un rapporto di 2 a 1 per lo yuri verso tutto il resto. Ed è forse questo l’unico motivo per sorridere quando si parla di quest’anime, nonostante la consapevolezza che il palcoscenico finale spetterà inevitabilmente a Yuri e Megumi e al loro “appassionante” triangolo amoroso per conquistare il cuore del loro coach senza viso. Speriamo solo che sia una cosa rapida e indolore, così che poi possano sparire alla stessa velocità con cui viaggia il loro sidecar!

Shoujo Shuumatsu Ryokou – Episodi 5-8 – Voto: 8. Non ho molto da aggiungere rispetto a quanto già detto il mese scorso in merito a quest’anime, su cui voglio però ribadire il mio invito a guardarlo assolutamente. Appare ormai chiaro che Shoujo Shuumatsu Ryokou vuole essere una grande allegoria sulla vita e sulla morte, oltre a portarci a riflettere su tutta una serie di questioni filosofiche legate alla condizione umana e a quanto siamo piccoli di fronte all’immensità dell’universo e allo scorrere inesorabile del tempo. Il mondo che attraversano Chito e Yuuri nel loro viaggio non sembra essere il nostro pianeta, ma i rimasugli di un’ immaginaria civiltà del futuro che si è lasciata alle spalle costruzioni mastodontiche e città costruite interamente in verticale. E la domanda che continuano a farsi a più riprese le nostre protagoniste mentre rischiano regolarmente la vita per raggiungere i livelli più alti di questa immensa metropoli fantasma, ovvero “Che cosa troveremo ad attenderci là in cima?” è un po’ una metafora dei dubbi esistenziali che attanagliano l’anima dell’uomo, da sempre alla ricerca di risposte e di un luogo verso cui andare, anche nel momento in cui è palese che non ce ne siano. Ma allo stesso tempo è anche vero che fermarsi equivale comunque a morire ed è proprio questo il pensiero che spinge le nostre eroine ad andare avanti con tenacia, di modo da ricordare a tutti noi che ci sarà sempre qualcosa di bello da qualche parte per cui vale la pena proseguire in questo viaggio, per quanto quest’ultimo possa sembrare senza speranza e a prescindere da qualunque cosa ci attenderà alla meta. Ammesso e non concesso che esista davvero una meta. Gli ultimi minuti dell’ottavo episodio hanno reso sicuramente Chito e Yuuri più shippabili rispetto a quanto visto fino a quel momento, tuttavia per adesso rimango fermo sulla stessa posizione del mese scorso, ovvero quella di considerare il loro rapporto come una mutuale simbiosi che rimane però confinata nei confini di una semplice amicizia, per quanto indubbiamente profonda.

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E con Chito e Yuuri si conclude questo penultimo editoriale dell’anno, che ci avvicina a tutta una serie di appuntamenti davvero importantissimi. La prossima volta che ci ritroveremo sarà infatti per presentare la stagione inaugurale del 2018, che si aprirà subito con il botto più grande ovvero quel Citrus che attendevamo con ansia da anni e che sappiamo benissimo potrebbe anche cambiare per sempre la storia del genere Yuri. Seguirà poi l’editoriale conclusivo di questa stagione autunnale, i cui giochi sono ancora aperti su diversi fronti. Infine, come sempre, ci sarà l’immancabile appuntamento con i Crystal Lily Awards, in un’edizione che per l’ennesima volta si prospetta essere davvero incerta, con tantissimi premi (alcuni alche molto importanti) ancora perfettamente in bilico.

Arrivederci a presto, e che lo Yuri sia sempre con voi!

NOTA: Il presente articolo è stato pubblicato in data 29 novembre sul Crystal Lily, nella nostra rubrica dedicata alle Novità Yuri 2017. Per commenti e opinioni ti invitiamo a raggiungerci nel nostro forum!

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Yuri Tale Inside OuT Vol 3 Page 132

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Sorry for the bit of a delay on posting this page. Recovering from a visit from the in-laws during the USA thanksgiving weekend. Had fun, just worn out from socializing and playing host for the past few days. Still need to go in for routine medical testing, the usual to make sure I haven’t gotten any worse. Will do that next week, hopefully i’ll be able to get the next page up on time with everything going on. 

Thanks for your continuing support. I’m glad people have been enjoying this pat of the story. I’ll have more of inside OuT up soon enough, Check my Patreon for more art, stories and other stuff. 

Kat

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